Lesione dei tendini della mano e interventi chirurgici: inquadramento, tecniche e riabilitazione
Le lesioni dei tendini flessori della mano rappresentano una delle sfide più complesse in ambito chirurgico e riabilitativo. La complessità anatomica, la necessità di preservare lo scorrimento tendineo e l’importanza di una riabilitazione precoce ma sicura impongono un approccio altamente specializzato e multidisciplinare.
In questo approfondimento tecnico, riportiamo un caso clinico reale e facciamo il punto sulle più moderne strategie chirurgiche e riabilitative.
Anatomia funzionale dei tendini flessori
I tendini flessori sono strutture che proseguono la muscolatura dell’avambraccio e si inseriscono sulle falangi delle dita, permettendo la flessione attiva delle articolazioni interfalangee. Il loro decorso si sviluppa all’interno del sistema di pulegge digitali, che li mantiene aderenti allo scheletro e ne guida lo scorrimento.
La classificazione anatomica delle “zone di lesione” segue una convenzione in cinque aree:
- Zona 1: dall’apice del dito alla seconda falange
- Zona 2: dalla seconda falange fino all’ingresso nel palmo — la più critica per il trattamento
- Zona 3: palmo della mano
- Zona 4: canale del carpo
- Zona 5: avambraccio prossimale

Diagnosi e valutazione clinica
La valutazione della funzione dei tendini flessori si basa su test specifici:
- Flessore profondo: blocco dell’interfalangea prossimale e richiesta di flessione dell’interfalangea distale
- Flessore superficiale: isolamento del dito da testare bloccando gli altri, osservando la flessione della falange intermedia

Anatomia delle pulegge e vascolarizzazione
Il corretto scorrimento dei tendini flessori è garantito dal sistema di pulegge trasversali (A1-A5) e cruciformi (C1-C3). La puleggia A2, in particolare, è cruciale per il mantenimento dell’efficacia biomeccanica.
La vascolarizzazione dei tendini deriva da rami delle arterie collaterali digitali, con afflusso principale attraverso i vincola.

Tipologie di lesione del flessore profondo
La lesione del tendine può essere classificata in tre tipi, in base alla posizione del moncone tendineo:
- Tipo I: retrazione prossimale nel palmo
- Tipo II: blocco sotto la puleggia A2
- Tipo III: distacco con frammento osseo distale

Tecniche chirurgiche: suture bloccate e pull-out
La riparazione del flessore profondo richiede tecniche di sutura speciali, dette suture bloccate. Queste garantiscono una tenuta sufficiente per la mobilizzazione precoce. Le principali:
- Tecnica di Kessler modificata
- Clancy, Strickland, Savage
- Configurazioni: 4, 6 o 8 strand con ancoraggi circonferenziali

In presenza di distacco osseo, si può ricorrere alla tecnica del pull-out, con fissaggio dorsale sull’unghia.

Mobilizzazione precoce e safe zone
Il concetto di mobilizzazione precoce protetta è fondamentale per evitare aderenze e preservare lo scorrimento tendineo. Nei primi 20-30 giorni post-operatori si lavora in safe zone, un arco di movimento limitato ma funzionale per stimolare il tendine senza sovraccaricarlo.
Il tutore post-operatorio prevede:
- Polso flesso a 20°
- Metacarpo-falangee a 30°
- Riprogrammazione graduale dell’estensione a 3 settimane
Riabilitazione: protocollo e progressione
La riabilitazione post-chirurgica deve essere **precoce, guidata e personalizzata**, in stretta collaborazione tra chirurgo e terapista della mano. Il programma include:
- Esercizi passivi e attivi protetti entro le prime 2 settimane
- Progressione alla mobilizzazione attiva assistita a 3-4 settimane
- Esercizi contro resistenza leggera dopo la 6ª settimana
- Ritorno alla funzionalità piena entro 3-4 mesi
Il rispetto dei tempi biologici di guarigione è essenziale per ridurre il rischio di rottura della sutura.

Caso clinico: lesione del flessore profondo del IV dito
Paziente: maschio, 35 anni
Lesione: rottura del flessore profondo del IV dito, zona 2, tipo II

Diagnosi: confermata con RX (assenza distacco osseo) ed ecografia (gap tendineo)

Trattamento: accesso chirurgico, liberazione del tendine, sutura bloccata 6-strand con ancoraggio distale.

Riabilitazione: inizio il 3° giorno post-operatorio con tutore dinamico

Follow-up: a 30 giorni motilità quasi completa in flessione attiva

Conclusioni
Il trattamento delle lesioni dei tendini flessori richiede precisione chirurgica, tecnica avanzata di sutura, e riabilitazione precoce ma controllata. Le suture bloccate, i tutori dinamici e i protocolli condivisi tra chirurghi e terapisti permettono risultati funzionali soddisfacenti anche nei casi più complessi.
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