Epicondilite: consigli ed esercizi utili
L’epicondilite, conosciuta anche come gomito del tennista, è una delle patologie più comuni che colpiscono il gomito.
Non riguarda solo gli sportivi: anche chi svolge lavori manuali o compie movimenti ripetitivi del braccio può sviluppare questa fastidiosa infiammazione. Il rapporto con computer o mouse non è assolutamente pertinente.
Con una corretta fisioterapia, esercizi mirati e alcuni accorgimenti pratici, è possibile ridurre il dolore e recuperare la piena funzionalità del gomito.
Cos’è l’epicondilite
L’epicondilite è un’infiammazione dei tendini dei muscoli estensori dell’avambraccio (prevalentemente l’Estensore Breve del Polso), che si inseriscono sull’epicondilo laterale, una piccola sporgenza ossea situata nella parte esterna del gomito.
Questa condizione è causata dal sovraccarico dei tendini determinato da sforzi ripetitivi che producono microtraumi intratendinei, danneggiandoli.
Quando il processo infiammatorio si cronicizza, compaiono dolore, rigidità e difficoltà nei movimenti quotidiani.
👉 Approfondisci: Patologie del gomito: cause e approccio fisioterapico
Chi può soffrire di epicondilite
Nonostante il nome “gomito del tennista”, questa patologia non riguarda solo chi pratica sport con racchetta.
Può insorgere anche in:
- Lavoratori manuali (idraulici, parrucchieri, muratori).
- Musicisti, in particolare pianisti e chitarristi.
- Anche persone sedentarie, che affrontano sforzi improvvisi o scorretti.
In generale, chiunque utilizzi frequentemente i muscoli dell’avambraccio in movimenti di presa, torsione o estensione del polso ripetuta è più esposto al rischio di epicondilite.
Sintomi dell’epicondilite
I sintomi principali dell’epicondilite comprendono:
- Dolore localizzato nella parte esterna del gomito, che può irradiarsi verso l’avambraccio.
- Difficoltà nei movimenti di presa o sollevamento con la mano, anche con oggetti leggeri.
- Rigidità mattutina o dopo periodi di inattività.
- Sensazione di debolezza durante attività come aprire una bottiglia o stringere la mano.
Il dolore tende ad aumentare durante i movimenti che coinvolgono la flessione e la estensione del polso.
Diagnosi
La diagnosi di epicondilite viene effettuata dal fisioterapista o dal medico specialista attraverso una valutazione clinica.
Durante la visita, vengono eseguiti test specifici per individuare i tendini coinvolti e la gravità dell’infiammazione.
In alcuni casi, per confermare la diagnosi o escludere altre patologie (come lesioni muscolari o artrite), possono essere prescritti:
- Ecografia muscolo-tendinea, utile per valutare lo stato dei tendini.
- Risonanza magnetica, in presenza di dolori persistenti o cronici.
- Radiografia anche comoparativa, sempre consigliabile.
Trattamento dell’epicondilite
Il trattamento dell’epicondilite varia in base alla gravità e alla fase del disturbo (acuta o cronica).
L’obiettivo principale è ridurre il dolore, favorire la guarigione dei tendini e ripristinare la forza e la funzionalità del braccio.
- Riposo e modifiche delle attività
Nelle prime fasi è fondamentale ridurre i movimenti ripetitivi e concedere al tendine il tempo di recuperare.
Non significa immobilizzare completamente il braccio, ma evitare gesti che riacutizzano il dolore, come sollevare pesi.
Può essere utile utilizzare una fascia o un tutore per diminuire la tensione sul tendine durante le attività quotidiane.
La fascia con effetto pressorio va applicata 10 cm prima dell’epicondilo sul decorso dei m estensori e serve a spezzare la tensione che dal polso va verso l’epicondilo, sede di inserzione dei tendini dei m estensori durante prese di oggetti, attività lavorative etc.
Il tutore deve bloccare polso e gomito e va utilizzato nei casi peggiori a completamento di una terapia specifica o anche di infiltrazioni
- Fisioterapia e terapia manuale
La fisioterapia rappresenta il trattamento di elezione per l’epicondilite.
Le tecniche di terapia manuale migliorano la mobilità articolare, riducono la tensione muscolare e stimolano la rigenerazione tissutale.
Tra gli approcci più utilizzati:
- Massaggio trasverso profondo (Cyriax) per migliorare la vascolarizzazione dei tendini.
- Mobilizzazioni articolari del gomito e del polso per ridurre la rigidità.
- Stretching mirato dei muscoli estensori dell’avambraccio.
- Terapie strumentali
Per ridurre l’infiammazione e favorire il recupero, il fisioterapista può integrare terapie fisiche come:
- Tecarterapia, che stimola i processi metabolici e favorisce la riparazione dei tessuti.
- Laserterapia ad alta potenza, utile nella fase acuta per il suo effetto antinfiammatorio e analgesico.
- Onde d’urto, nei casi più resistenti, per stimolare la guarigione tendinea. Questa terapia è entrata i vigore recentemente ma non tutti sono d’accordo.
Esercizi per l’epicondilite
Gli esercizi terapeutici rappresentano una parte essenziale del percorso riabilitativo.
Servono a rinforzare i muscoli estensori, migliorare la resistenza del tendine e prevenire le recidive.
Esercizio 1 – Stretching dei muscoli estensori
- Stai in piedi, braccio disteso in avanti con il palmo rivolto verso il basso.
- Con l’altra mano, afferra delicatamente le dita e piegale verso il basso, fino a sentire un leggero allungamento sull’avambraccio.
- Mantieni la posizione per 20-30 secondi e ripeti 3 volte per lato.
Benefici: migliora l’elasticità tendinea e riduce la tensione sul gomito.
Esercizio 2 – Rinforzo eccentrico dell’avambraccio
- Siediti con l’avambraccio appoggiato su un tavolo e il polso oltre il bordo, palmo verso il basso.
- Tieni in mano un piccolo peso (es. una bottiglia d’acqua da 0,5 kg).
- Solleva lentamente il polso verso l’alto, poi abbassalo molto lentamente, controllando il movimento.
- Ripeti 10 volte per 2-3 serie.
Benefici: rinforza i tendini estensori e favorisce la loro rigenerazione.
Esercizio 3 – Rinforzo isometrico
- Appoggia l’avambraccio su un piano con il gomito piegato a 90°.
- Premi la mano contro un oggetto immobile (ad esempio una parete o il bordo del tavolo) mantenendo la contrazione per 5-10 secondi.
- Rilassa e ripeti per 10 volte.
Benefici: migliora la forza senza sovraccaricare il tendine.
Prevenzione e buone abitudini
Una volta guariti, è importante prevenire le recidive adottando piccoli accorgimenti nella vita quotidiana:
- Evitare movimenti ripetitivi e pause troppo lunghe nella stessa posizione.
- Correggere la postura al computer: gomiti vicino al corpo e polsi allineati.
- Utilizzare attrezzi ergonomici (mouse verticale, impugnature morbide).
- Rinforzare regolarmente i muscoli dell’avambraccio con esercizi leggeri.
- Scaldarsi sempre prima dell’attività sportiva.
- Eseguire tecniche di allungamento muscolare al termine di attività lavorative o sportive.
Quando rivolgersi al fisioterapista
È consigliabile rivolgersi a un fisioterapista quando:
- Il dolore al gomito persiste per più di due settimane.
- I movimenti di presa o sollevamento risultano difficili o dolorosi.
- Il disturbo tende a peggiorare nonostante il riposo.
Un intervento precoce evita che l’infiammazione diventi cronica e accelera i tempi di recupero.
Il fisioterapista saprà impostare un piano di trattamento personalizzato, combinando tecniche manuali, esercizi mirati e terapie fisiche per un recupero completo e duraturo.
Conclusioni
L’epicondilite è una condizione fastidiosa ma completamente risolvibile con i giusti tempi e trattamenti.
Grazie alla fisioterapia, alla terapia manuale e a un programma di esercizi mirati, è possibile ridurre il dolore, rinforzare i tendini e tornare a utilizzare il braccio in totale sicurezza.
Il segreto è agire tempestivamente, evitare il sovraccarico e affidarsi a professionisti qualificati che accompagnino il percorso di guarigione passo dopo passo.
